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LA PRIMAVERA DENTRO IL COCCA LAB

Che in primavera tutto sia un tripudio di colori è cosa saputa e alla stagione nuova più antica di sempre, come le altre d’altronde, è anche quella che ti regala cieli quasi turchesi, glicine in fiore, riverberi e pastelli che solo una divinità capricciosa e senza freni inibitori avrebbe potuto inventare.
Al colore non si comanda si sa e le Cocche non hanno idea di cosa significhi una tinta unita.
Ma non parlo di tessuti, parlo di mood, parole, idee e stravaganze.
Un giorno passato al laboratorio Coccadoro e ti accorgi che la vita lì dentro non può avere una tinta unica o cieli grigi.
Basterebbe ascoltarle, una ad una. Bendarsi e ascoltarle per capire che hanno voci multicolor: Daniela è squillante, “fin troppo” direbbero in coro le altre, tonalità tra il verde chiaro e il tiziano; Roberta è autorevole, pacata ma con sorprendenti crescendo che conferiscono alla sua voce tonalità che vanno dal ciano al vermiglio; Christine è tintinnante, con la sua ERRE teutonica, e la sua scrosciante risata spazia dal giallo al magenta; Anna è garbata e riservata, la sua grazia dona alla sua voce una nuance che va dalla lavanda all’ecru.
Ora tra stoffe, bottoni, prototipi e bozze di nascituri di qualsiasi carnagione e tinta a me MOSCOCCA tocca tradurre, al di là di ciò che loro si dicono o non vorrebbero dirsi, quello che i toni narrano dalla pancia in fuori.
E vi assicuro io che ne viene fuori una tavolozza che basterebbe solo quella per dare il quadro o fare da quadro ritraendo questo microcosmo di donne che non sanno e non potranno mai essere né monocromatiche e nemmeno mezzetinte, in ogni loro sfumatura.
Di fatto loro sono primavera.
Visto che fuori ancora primavera non è.