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IL QUATTORDICI LUGLIO, FESTEGGIAMENTI E MIRACOLI A PALERMO

Il quattordici luglio è la festa di Santa Rosalia, Patrona di Palermo.

Piccola e coraggiosa nobildonna che preferì l’eremitaggio alla vita di corte e che trascorse gli ultimi otto anni della sua vita rinchiusa in una umida grotta in cima a Monte Pellegrino.
In una veglia perenne sulla intera città.

Morì, verosimilmente, il 4 settembre del 1170 ma i suoi resti furono rinvenuti il 15 luglio del 1624.
Ella apparve innanzi ad una devota, in preghiera sul Monte, alla quale indicò il luogo in cui scavare per ritrovare quel che rimaneva della sua salma.
Si narra che l’ostensione delle ossa, portate in processione per le vie della città, salvò Palermo dalla terribile peste del 1620.
Brevissimo sunto della vita terrena e ultraterrena della nostra Santa protettrice, che da sempre i Palermitani festeggiano in due diverse giornate.

La notte del 14 luglio il Carro della Santa esce dalla cattedrale e lungo il suo cammino, fino al porto della Cala, la “Santa” (una giovane donna che viene prescelta per indossare i panni di Rosalia) ha modo di salutare ed essere osannata dai suoi concittadini.
La zona tra corso Vittorio Emanuele e il Foro Italico è un brulicare di bancarelle che vendono torroni artigianali, frutti di marzapane, caramelle colorate nel cui interno risiede bastoncino di cannella, pesce arrosto e polpi bolliti, mandorle caramellate, frutta secca a volontà e gelato d’inverno.
Tutto il dolce e il salato della cucina tipica palermitana è ad ogni angolo di strada.
Ma a trionfare su tutto sono i “Babbaluci”: le piccole lumache bollite, poi soffritte in abbondante olio ed aglio, ed infine inondate di prezzemolo.
Alla mezzanotte, finalmente, i “botti”: imponenti e magistrali fuochi d’artificio inondano il cielo della cala tra lo stupore dei cittadini che si sono riversati in strada e  di coloro che hanno scelto di godersi lo spettacolo da una barca.

Il 4 settembre, la festa è in tono minore, molto meno pagana e più religiosa.
Gli uffici restano chiusi e i devoti salgono fino al santuario a piedi (in molti a piedi scalzi) per dare il proprio tributo alla Santuzza, per chiedere una grazia o per porgere il proprio grazie a grazia ricevuta.

Ma il 14 luglio ricorre anche il compleanno della nostra adorata Daniela Graziano, Coccadoro tra le Coccadoro, e tutto ciò  fa sì che da anni nessuno di noi partecipi al festino perché la suddetta va in concorrenza diretta con la Santa, imponendo agli amici una serata di eguale prestigio e sostenendo, alla mezzanotte, che i fuochi d’artificio sono in suo onore  e che questi stessi segnano la fine del suo personalissimo “festino” e con mossa lesta e assertiva accompagna affettuosamente ciascuno di noi alla porta per richiuderla dietro di sé a mezzanotte e tre.

La Santuzza ci ha liberato dalla peste.
Daniela ci ha affrancati dal Festino e dalle serate di compleanno troppo lunghe.

Foto di  Cristina Gottardi

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