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LA DANZA DI UN INGEGNERE

Pensate ad un ingegnere: cosa e chi vi viene in mente? Che abiti indossa? Che hobby ha? Che tipo è?

E se vi dicessimo che questo ingegnere è anche un docente ordinario di Scienza delle Costruzioni, che immagine si forma nei vostri pensieri?

Siamo certe che nulla di tutto quello a cui state pensando corrisponde alla realtà. Almeno, alla realtà della persona di cui vogliamo parlarvi oggi.

Appassionato ingegnere, ordinario dell’ateneo palermitano, veste colori (a volte) anche vivaci, come vivace è il suo approccio con le persone, divertente e sempre pronto a raccontare simpaticissimi aneddoti sul suo percorso professionale, persona seria certamente ma mai seriosa, e praticante di una disciplina antica quanto insolita: la danza del ventre.

Questo, in poche pochissime parole, è l’identikit di Antonella Pirrotta, prima donna del Sud Italia a diventare docente ordinario di Scienza delle Costruzioni al Dicam (Dipartimento di ingegneria civile, ambientale, aerospaziale, dei materiali) di Palermo, un campo fino a quel momento destinato esclusivamente agli uomini, anche nella vita quotidiana dell’ateneo.

Antonella si diverte (adesso) a raccontare le difficoltà incontrate all’inizio del suo percorso: dall’assenza delle toilette femminili all’università fino al panico degli operai nei primi cantieri in cui dirigeva i lavori, quando la presenza di una donna in un’opera incompleta era presagio di sciagure.

Ma Antonella, anzi la Professorè come ama chiamarsi, è un vero esempio di tenacia e determinazione, e sostanzialmente di passione. Questo ciò che emerge quando la incontri e ti racconta dei suoi innumerevoli traguardi e riconoscimenti internazionali, o dei suoi interventi in varie università sparse nel pianeta, dagli Stati Uniti a Dubai. Emozionandosi e facendoti emozionare mentre ti spiega di qualche nuova e rivoluzionaria modalità di collaudo di ponti e di grandi strutture, e nel frattempo non trattieni le risate per un’improbabile scena al bar con un milk-shake che finisce sui pantaloni.

Del resto, solo con grande tenacia e ottimismo puoi decidere di rimanere in Sicilia: “Ho scelto di restare, nonostante le proposte ricevute dagli altri paesi, proprio perchè ci tengo a dare un contributo alla nostra università e credo che al di là delle questioni di genere, l’essere siciliani, insieme alla passione per la ricerca, dia una marcia in più, fornendo doti di resistenza non comuni».

E i fatti parlano.

Grazie Professorè, aspettiamo un invito per la prossima danza.

 

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